Catalano, Boosta e Paolo Fresu: quando la poesia si intreccia alla musica

Catalano, Boosta e Paolo Fresu: quando la poesia si intreccia alla musica

La poesia è un urlo di gioia o di disperazione, scriveva il rivoluzionario greco Alexandros Panagulis. Scrivere di getto per lasciar andare i pensieri o vere e proprie architetture di rime e schemi metrici pieni di figure retoriche per poter dare una casa ai propri pensieri. A scuola si studiava la poesia per aprire la mente dei ragazzi ma la verità è che oggi la poesia è un genere che rimane in sordina, nascosto a guardare.

Nel libro di Alessandro D’Avenia L’arte di essere fragili si rispolvera il mondo di Giacomo Leopardi attraverso le sue poesie delicate e il suo guardarsi dentro per capire meglio il mondo fuori. Una piccola perla in un’era in cui la maggior parte delle persone urla per farsi notare, per raccontarsi, imporre le sue idee o venderti qualcosa. Leopardi scriveva per l’atto di scrivere, perché studiare nella sua stanzetta e raccontarsi lo faceva stare bene. E cercava così di avere le attenzioni dei genitori. Già, perché l’arte è sempre un po’ una richiesta di attenzioni, quella che ci accomuna in quanto esseri umani. Ma una richiesta sensibile, discreta e così lontana dalle logiche del profitto che animano il mondo d’oggi. La passione si riconosce negli occhi.

Mi manca un po’ essere a scuola e poter ascoltare le poesie di Leopardi, Saba, Baudelaire che racchiudevano il delicato compito di insegnarti a vivere e ad amare. Per questo mi sono chiesta se c’è ancora in Italia qualche forma di poesia che si possa esplorare, oltre alle canzoni. E ho ritrovato un universo nascosto di appassionati che leggono e scrivono poesie con lentezza.

La poesia di Guido Catalano
La poesia di Guido Catalano

Nel panorama dei poeti italiani contemporanei ho trovato due nomi che mi sembrano interessanti seppure in maniera diversa. Entrambi fortemente caratterizzati da una netta connotazione musicale.

Il primo è Giò Evan all’anagrafe Giovanni Giancaspro che nella sua bio si definisce un artista poliedrico, scrittore e poeta, filosofo, umorista, performer, cantautore e artista di strada. Un viaggiatore che ha vissuto con sciamani dell’Argentina, girando in bicicletta. Nel 2008 scrive il suo primo libro “Il florilegio passato”, in cui racconta dei suoi viaggi, senza soldi né scarpe. Dal 2014 inizia a scrivere poesie e ottiene così i primi successi, col libro “Capita a volte che ti penso sempre”, edito da Fabbri a cui seguono un lungo tour in tutta Italia e il primo singolo musicale “Posti”. Ha seguito un intero album. Ad oggi Giò Evan si è creato una sua nicchia di fedele pubblico.

Vera e propria rockstar mancata il famoso Guido Catalano, autore di alcune tra le poesie più belle che riempiono i nostri Facebook e Instagram da svariati anni. L’incipit della sua bio fa già capire il piglio di questo straordinario poeta innovativo:

A 17 anni decide che vuole diventare una rockstar, più tardi ripiega sulla figura di poeta
professionista vivente, che ci sono più posti liberi.

La sua prima raccolta di poesie risale al 2000 ma è nel 2005, quando apre il suo blog, che inizia la sua fortuna insieme ai social network e ai reading, andando a delinearsi sempre più come un poeta romantico con toni umoristici.

Ogni volta che mi baci muore un nazista lo consacra alla cultura pop e così Catalano inizia a girare l’Italia in tour, intrecciando spesso e volentieri i suoi spettacoli a quelli di altri musicisti come ad esempio Dente. Catalano è la conferma che bisogna sempre continuare a provarci in ciò che si ama. Ha reso possibile l’impossibile nel 2019: vivere di poesia.

Ma così come la poesia si intreccia alla musica è vero anche il processo inverso. Sempre più musicisti decidono di rendere pubblici i loro versi non accompagnati da suoni. Tradizione iniziata già da Jim Morrison e John Lennon. Tra i nostri contemporanei italiani emergono i due libri interessanti di Boosta , mente eclettica dei Subsonica, e Paolo Fresu.

E proprio sulla raccolta di poesie del bravissimo jazzista mi voglio soffermare. “Poesie Jazz per cuori curiosi” è una delicata sinfonia di pensieri suddivisi per categorie: dall’arte alle visioni, passando per i viaggi a New York o Haiti. Il tutto accompagnato dalle splendide illustrazioni di Anna Godeassi.

La poesia come il jazz, non è una. Sono mille e mille modi di pensare e di sentire.

Perché scrivere un libro di poesie oggi? Trovo molto esauriente la risposta dello stesso Fresu nella sopraccoperta della sua raccolta: aprire al lettore scenari insospettati di meditazione e lussureggiante fantasia. Accompagnare ciascuno in un viaggio diverso del pensiero e stimolare l’immaginazione, quella che in tempi così concreti e materialistici dobbiamo imparare a riscoprire.

Viaggio di Paolo Fresu

Il viaggio è una Polaroid
da sviluppare in tempo reale.
L’immagine impressa
collima
con l’occhio che la scruta
e si modifica con il tempo
e con lo sguardo
se rivolto verso l’altro.
Viaggio e sguardo sono linee da tracciare
su un’antica carta nautica.
Su un corridoio aereo
di un cielo blu.
Spazi da colmare
con un sottile pensiero che naviga
e vola tra gli interstizi della mente.

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