La band di prog rock Weiss racconta “Red Room”

La band di prog rock Weiss racconta “Red Room”

Il prog rock dei Weiss

Il prog rock dei Weiss

Oggi parliamo di Prog Rock coi Weiss, una band strumentale italiana che esordisce col primo cd intitolato iST(r)ESS. Abbiamo ascoltato in anteprima il loro primo estratto Red Room, un brano veloce e potente che racconta molto dell’identità e del sound della band. Abbiamo scambiato con loro quattro chiacchiere.

Membri della band: Davide Faccioli – Faccio; Maurizio Fossati – Mauri; Filippo Fassi – Fil e Andrea D’Avino – Dave.

1. Red room è un crescendo di velocità ed enfasi. Volete raccontarci com’è nata?

Per poter raccontare come nascono i nostri brani, bisognerebbe prima spiegare il nostro modus operandi. Il nostro gruppo nasce prevalentemente dall’esigenza di 4 musicisti di… Suonare.Tutto nasce da serate interminabili di jam session in cui ci si trovava e, senza star lì a discutere si iniziava a suonare. Qualsiasi cosa, la prima cosa che passava per la testa: un groove di batteria, un riff di chitarra, senza limitazioni sul genere musicale, sui suoni da usare. Nulla di nulla, pura improvvisazione. Dalle registrazioni di queste jam session sono partiti gli spunti per i nostri brani.

Per quanto riguarda Red Room, da quel che ricordo, tutto è nato da un riff di chitarra in ⅞ suonato durante una jam, al quale volevamo attaccare un’altra parte (la parte centrale del brano) anch’essa nata da jam session. Una volta che ci siamo fatti l’idea di partenza, è iniziato il lavoro di struttura ed arrangiamento, che ha richiesto la maggior parte del tempo e della fatica, in quanto molte parti le abbiamo inventate da zero per dare un senso strutturale e melodico al brano.

Non siamo partiti con un’idea di brano finito, lo abbiamo sviluppato suonando. Si può dire che Red Room si sia auto-ispirato. È il brano che più ci rappresenta sia come significato che come stile, in quanto il messaggio che si vuole far passare è quello della libertà di potersi esprimere senza limiti, senza schemi. Tutto ciò è possibile soltanto se si ha il posto dove farlo e, nel nostro caso, questo luogo è la nostra saletta rossa (da cui il nome Red Room), dove noi suoniamo.

Per quanto riguarda lo stile, diciamo che è un frullato di tutta la musica che amiamo ascoltare e reinterpretata alla nostra maniera, con il nostro modo di suonare ed approcciare ognuno al proprio strumento. Ci sono richiami al progressive, al funk, alla fusion, alla psichedelia ed al rock, ovviamente. Ci tengo a sottolineare che non c’è nessuna premeditazione in quello che facciamo: esce quello che deve uscire.

2. Avete realizzato il vostro primo cd. Cosa dobbiamo aspettarci dalle tracce al suo interno?

Di tutto, nel vero senso della parola. L’album è un piccolo concept incentrato sulla storia di un ragazzo di Milano a cui sta stretto il modo di vivere delle persone che lo circondano. Questo ragazzo ha il desiderio di riscattare sé stesso e di riuscire a realizzarsi, cogliendo le opportunità che gli capitano.

Ogni brano è un capitolo di questo viaggio in cui il protagonista cerca sé stesso. Come le fasi della vita sono una diversa dall’altra, allo stesso modo i brani che le accompagnano sono diversi: sia come stile musicale che come sviluppo.

3. Avete in mente un tour promozionale o delle date in giro per l’Italia? Se sì dove e quali locali prediligete?

In realtà no, non abbiamo in mente tour promozionali. Purtroppo, il nostro, non è un modo di fare musica molto popolare o di facile apprezzamento e, essendo un progetto strumentale, può risultare stancante ad orecchie non abituate.

Detto questo, ci piacerebbe molto portare in giro la nostra musica, infatti è il nostro obiettivo. Questo nostro primo lavoro è stato fatto anche per fare un primo piccolo passo nella scena musicale italiana e dire: “Ehi, ci siamo anche noi!”.

Il prog rock dei Weiss

Il prog rock dei Weiss

Per il momento ci limitiamo a proporre il nostro lavoro a quante più orecchie possibili e, se vediamo che piace, potremmo iniziare a fare davvero sul serio organizzando anche una sorta di tour. Se così andasse, prediligeremmo quei locali che abitualmente propongono progetti inediti, in quanto per logica, dovrebbero essere frequentati da persone interessate alle nuove proposte e che potrebbero apprezzare il nostro lavoro.

Io sono dell’opinione che i complimenti e le critiche non hanno valore assoluto, anzi, tutto dipende da chi te li fa. Un complimento fatto da una persona che ascolta (e magari pratica) musica con interesse, studio e passione ha molto più valore di un soggetto a cui non interessa, e lo stesso vale per le critiche, purché siano costruttive.

Nel frattempo stiamo continuando a darci da fare, continuando a scrivere brani per un prossimo album e per arricchire la nostra scaletta, di modo da essere sempre pronti per qualche possibile live. In caso contrario, è già comunque una piccola soddisfazione riuscire a creare qualcosa di nostro al 100%, nato dal nostro amore per la musica.

4. Cosa vuol dire essere un musicista di prog rock in Italia oggi?

Intanto vorrei premettere che la nostra interpretazione di prog rock si discosta un po’ da quella che abitualmente si intende oggi e si avvicina al significato originale del termine. Il titolo di rock progressivo si può dire essere un termine postumo. Quando è nato questo stile di musica lo si chiamava semplicemente rock, in alcuni casi pop.

Il prog rock, come molti altri generi, col tempo ha acquisito un suo stile e delle particolari caratteristiche che lo hanno differenziato dal rock/blues e dall’hard rock (contemporaneo al prog negli anni 70) e se ne è distaccato divenendo un vero e proprio sottogenere.

Noi ci definiamo “prog” per il fatto che abbiamo sicuramente una matrice rock alla base, ma, anche se non tutti i nostri brani hanno sezioni con suoni o sonorità tipici di questo genere, hanno però la caratteristica di essere in continua evoluzione, di avere uno sviluppo atipico. Essendo strumentali non vi sono sempre sezioni ridondanti o identificabili, come per esempio la strofa o il ritornello. Il mix di sonorità provenienti da vari generi musicali per la creazione di un sound particolare, speriamo diventi caratterizzante del nostro stile.

Fatta questa breve premessa, è difficile dire cosa significa essere un musicista progressive rock in Italia oggi. Sicuramente c’è una gran parte di pubblico che ama il genere o che, in generale, ama ascoltare la musica e le novità, interessandosi anche a progetti più sperimentali.

È altrettanto vero, però, che non siamo più negli anni ‘70. Il contesto socio-culturale è molto diverso: in quegli anni il prog era una cosa nuova, mai sentita, nata dall’esigenza di musicisti di unire le sonorità trascinanti del blues/rock degli anni ‘60 a composizioni melodiche. Era proprio un modo per trasmettere un messaggio e l’arte insita in loro.

Questa bomba, il pubblico, l’ha sentita esplodere in diretta. Ora è solo un eco che, per quanto forte, resta solo un eco. Anche la situazione economica, purtroppo, gioca la sua grande parte. La musica, nel bene o nel male, è un business. È difficile che qualcuno si interessi ad un prodotto che non si ha la certezza di riuscire a vendere.

Per vendere non si intende solo il supporto fisico in sé, ma anche una serata live o un intero tour. È chiaro che sta anche all’artista sapersi vendere al pubblico, a prescindere dal tipo di musica che propone. Un artista carismatico, innovativo ed allo stesso tempo talentuoso, è difficile che rimanga nell’ombra.

Crediamo sia questa la differenza tra quelli che rimangono nel buio e quelli che emergono: avere qualcosa da dire e un modo interessante di dirla. Noi siamo solo all’inizio del nostro percorso e non abbiamo la minima idea di dove ci condurrà. Sicuramente continueremo a seguirlo, perché la nostra musica è quello che siamo e quello che vogliamo fare.

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Published by Stefania Barbato

Deeply interested in creativity, communication and electro pop rock sounds.