May you live in interesting times alla Biennale di Venezia

May you live in interesting times alla Biennale di Venezia

May you live in interesting times è il grido di esortazione che dà il titolo alla Biennale di Venezia 2019, una rassegna che esplora l’arte e la creatività sfidando le consuetudini di ragionamento andando ad esplorare la molteplicità di prospettive che la realtà contemporanea ci pone davanti..

Molto meno diretta degli scorsi anni come messaggio e molto più concettuale. Artisti che giocano con gli oggetti arrivando a dar vita a scenari e immagini paradossali o percorsi che nascono da un’idea per guidarti a pensare a tutt’altro. May you live in interesting times ha l’onere e l’onore di essere anche una denuncia sociale dei nostri giorni, così ambigui e talvolta così instabili proprio come molte delle opere che appaiano in bilico in un equilibrio precario. Come quella degli artisti cinesi Sun Yuan e Peng Yu che hanno dato vita a Dear un’installazione minacciosa con protagonista la poltrona bianca presidenziale americana del Lincoln Memorial di Washington posta dietro ad un vetro di Plexiglass. Una scena calma anche per il bianco e il senso di stasi, improvvisamente interrotta ciclicamente dal rumore assordante di un tubo di gomma che a causa di sbuffi d’aria si muove come una frusta andando a sbattere a tutti i lati del vetro. Per poi ritornare alla calma statica della bianca poltrona immobile che sta lì a guardare, come se nulla fosse successo. Repressione e potere.

May you live in interesting times

Tante le opere che pongono l’attenzione sul mainstream problema del clima e della plastica, da scenari maldiviani su plastica con solo una palma finta a una futuristica immagine della natura artificiale del futuro con fotografie luminescenti e scenari onirici. Opere da artisti di tutto il mondo che come sempre si snodano tra i due vasti spazi espositivi dell’Arsenale (ho preferito) e dei Giardini attraverso giochi di richiami e rimandi che ancora una volta ci ricordano come ogni cosa sia connessa.

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