Non c’è il mare nella conchiglia: nuovo romanzo per Nicola Marrano

Non c’è il mare nella conchiglia: nuovo romanzo per Nicola Marrano

Nicola Marrano - Non c'è il mare nella conchiglia
Nicola Marrano – Non c’è il mare nella conchiglia

L’anno scorso abbiamo parlato con Nicola Marrano, giovane autore pugliese, del suo esordio letterario con Finchè amore non ci separi. Questa settimana Nicola ci racconta della sua esperienza come autore, qualche riflessione sulla letteratura e soprattutto ci presenta il suo nuovo romanzo Non c’è il mare nella conchiglia (Eretica Edizioni), pubblicato il 29 maggio. Un’intervista anche per capire cosa voglia dire essere scrittori ai tempi d’oggi.

Ciao Nicola. Che bello risentirti per un nuovo capitolo della tua avventura! Raccontaci innanzitutto com’é andato il post primo libro? Come hai vissuto questo periodo?
Un caloroso saluto a tutti i sostenitori e fans di “The Vinyl Trip”. Ammetto che il “post primo libro” è stato più impegnativo del previsto. Promuovere e pubblicizzare un romanzo, specie per un esordiente, richiede più energie di quante potessi immaginare. Tuttavia non posso negare che grazie a “Finché Amore non ci Separi” ho conosciuto tante persone eccezionali e realtà territoriali davvero coraggiose. Ho vissuto questo periodo in un costante contrasto tra la voglia di mettermi in gioco e quella di mollare tutto. Spesso mi sono chiesto: “Chi me l’ha fatto fare?”, ed invece… eccomi nuovamente qua!
Com’é nata l’ispirazione per questo secondo romanzo? E cosa racconta?
“Non c’è il mare nella conchiglia” racconta del processo di crescita psicologico di Matteo, un ragazzo che si ritrova, dall’oggi al domani, a dover prendere coscienza di se stesso e di ciò che lo circonda. Per l’esattezza, si descrive il passaggio dalla tarda adolescenza all’età adulta: il protagonista vive sulla propria pelle il dolore e la disillusione e deve, per forza di cose, imparare a camminare con le proprie gambe. Da cosa nasce l’ispirazione? Chissà… magari dall’esigenza di rivivere questo processo a mia volta.
Come pensi si sia evoluto il tuo stile letterario in questo periodo? Qualche libro ti ha influenzato?
Credo che lo stile di “Non c’è il mare nella conchiglia” sia abbastanza differente da quello “Finché amore non ci separi”, nonostante i miei autori preferiti siano rimasti sempre gli stessi (Gabriel García Márquez, Erri De Luca, Alessandro Baricco… per citarne alcuni). Il nuovo romanzo è più dinamico nel ritmo e meno fatato nelle ambientazioni. Lasciami passare un linguaggio un po’ più architettonico: è più romanico e meno barocco. Frutto sia di un’esigenza personale, che di una serie di insegnamenti derivati dalla mia prima esperienza editoriale.
Quanto c’é di te nei personaggi di “Non c’é il mare nella conchiglia”?
 
Penso che chiunque abbia la passione per la scrittura metta qualcosa di proprio nelle storie e nei personaggi che racconta. Il vissuto di chi scrive è sempre e solo il punto di partenza sul quale ricamare una storia, inventare situazioni… partorire un romanzo (altrimenti i romanzi sarebbero tutti biografie, o sbaglio?).
Nicola Marrano - Non c'è il mare nella conchiglia
Nicola Marrano – Non c’è il mare nella conchiglia
Cosa al giorno d’oggi può stupire un lettore e indurlo a comprare un romanzo?
Se lo sapessi forse sarei famoso. A parte gli scherzi, credo che un lettore si aspetti sempre qualcosa di nuovo, in grado di stupirlo. Così come in qualsiasi forma di arte, il lettore non ricerca la perfezione grammaticale o sintattica (ben vengano anche quelle, non fraintendetemi), quanto la capacità di immedesimarsi nelle vicende narrate. A tal proposito mi vien voglia di citare un dialogo particolarmente significativo del romanzo:
«Tu cosa leggi, Matteo?» 
«Leggo storie di personaggi che vivono situazioni simili alle mie. Mi piace confrontare i miei comportamenti e le mie reazioni a quelle dei personaggi dei libri…»
Ecco! Credo che in questo dialogo stia la risposta alla tua domanda.
Se tu fossi un personaggio di un libro saresti?
 
Ti rispondo a bruciapelo: oggi sarei Zeno Cosini, protagonista del romanzo “La coscienza di Zeno”, e la sua incapacità di vivere serenamente. Non credo di dover aggiungere altro.
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