Lego e fantasia: come un avvocato diventa un artista dei mattoncini

Lego e fantasia: come un avvocato diventa un artista dei mattoncini

Lego e fantasia: un binomio di successo non solo per i bambini ma anche per gli adulti. Ormai quando pensiamo alla Danimarca, siamo onesti, ci vengono in mente prima i Lego e poi ci ricordiamo di Hans Christian Handersen, i biscotti e le bici. Questo, a mio avviso, implica due cose fondamentali. La prima è che la Danimarca è un parco giochi (per bambini e non solo) e la seconda è che i Lego sono a tutti gli effetti il gioco per eccellenza più famoso del mondo. Parlo di gioco, non videogioco.

Perché esercitino così tanto fascino da diventare per molti un’ossessione è difficile da spiegare. Nei libri di marketing addirittura consigliano di pubblicare il più possibile foto di Lego perché sono dei veri tira-likes: nessuno riesce a resistergli! Collezioni e monumenti di qualunque tipo. Anche LegaNerd ha cercato di dare un risposta al perché i Lego piacciano così tanto. Ma è ovvio che si tratta di una formula magica, più nascosta dell’ingrediente segreto della Coca Cola.

Forse parte della magia è il non essere mai completo. Un mattoncino lego può essere spostato all’infinito in modo da creare qualcosa di completamente diverso ogni volta, anche rispetto alla foto che abbiamo sull’involucro. Anzi, da bambina non ricordo di aver mai fatto una sola volta una delle costruzioni suggerite e so di non essere affatto l’unica. Probabilmente perché il bello dei Lego è la vastità dei mondi che ti si aprono davanti, che puoi creare con le tue stesse mani. Per chi ama questo tipo di creatività, consiglio di dare un’occhiata anche ai libri di Keri Smith (ne parlo in questo post precedente).

Tornando al discorso sui Lego, qualche mese fa vidi a Milano, presso La Fabbrica del vapore, la mostra The Art of The Brick di Nathan Sawaya: un concentrato di Lego e fantasia ovviamente. In un milione di mattoncini per oltre cento sculture. La prima frase che si legge appena entrati nella mostra (che è itinerante in tutto il mondo) è: L’arte rende l’uomo migliore, è necessaria per capire il mondo e conduce le persone alla felicità. Non si discute: l’arte non è un optional. La sua avventura mi è tornata in mente qualche giorno fa e penso sia proprio una bella storia da raccontare.

Nathan Sawaya aveva solo 5 anni quando ricevette la sua prima scatola di Lego ed iniziò a costruire macchine, modellini, case. A 10 anni grazie al giusto mix di Lego e fantasia aveva costruito un’intera città di 10 metri quadrati. E poi un cane a grandezza naturale, dato che i genitori non gliene volevano regalare uno. La passione proseguì fino all’Università, quando decise di studiare legge e diventare avvocato. Un avvocato New Yorchese per la precisione, il che voleva dire abbandonare completamente il suo lato creativo per vivere di ritmi frenetici e mille cavilli legali, con relativa frustrazione. Tutto questo fino al 2000 quando decide di riprendere a sedersi per terra e in un atelier, giocare con i Lego e lasciarsi alle spalle il tavolo delle riunioni.

Certo, una scelta molto coraggiosa, perché significava innanzi tutto tornare al suo lato creativo e, soprattutto, da bambino. Ed è così che ha creato la sua arte. Adesso, oltre alla sua itinerante “Art of The Brick”, Nathan possiede più di 4 milioncini colorati e atelier a New York e Los Angeles. Tutto questo per dire: giocare coi Lego non è mai una perdita di tempo.

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