Il mondo notturno di Chris Martin e dei Coldplay

Il mondo notturno di Chris Martin e dei Coldplay

I Codplay, nel mio immaginario, sono sempre adatti a raccontare l’arrivo dell’autunno. Sì, lo so che siamo solo al 2 settembre ma dato il diluvio milanese di questi due giorni l’arietta sa già di fresco. E proprio in questo periodo ho letto un libro concentrato sulla figura emblematica del loro cantante (perché quando si parla dei Coldplay nominare un leader sembra quasi unpolite data la loro democrazia interna) Chris Martin.

In mezzo a tanti suoni rock, i Coldplay sono l‘alternative un po’ più pop e per questo al centro di lodi ma anche di aspre critiche, come racconta il bravissimo e compianto Tommaso Labranca in “Non cambieremo mai” edito da Sperling & Kupfler.

Storia, aneddoti e interviste, alcune più note altre meno. Ma la parte che più mi ha fatto riflettere è quella legata al ruolo della notte al centro dei testi di Chris Martin, un indizio già nel titolo di “Ghost Stories” che esplicita una dimensione onirica presente in tutti i 7 album in studio della band.

Il mondo artistico di Chris Martin è racchiuso in canzoni spesso dimesse e sussurrate (un punto in comune anche con alcuni brani degli XX) e questi suoni hanno contribuito a essere stati messi al primo posto dalla classifica di Travelodge che ha chiesto a 6000 persone cosa ascoltassero prima di coricarsi. I Coldplay precedono in vetta Snow Patrol, Michale Bublè e Barry White (2010).

Quindi, nonostante la tendenza all’insonnia di Chris, i brani risultano ispirati a sogni e aiutano a sognare meglio. E spesso e volentieri sono composti di notte (altro punto in comune con il primo omonimo album in studio degli XX), come nel caso di A message.

Facendo ascoltare la prima versione di “X&Y” ad amici e parenti, l’album risulta bello ma incompleto.”Chris Martin è convinto, come tanti altri artisti prima di lui che l’ispirazione sia dettata da un daimon. Come mai si è dimenticato di una canzone? Perché non gliel’ha ancora sussurrata all’orecchio?“.

Quella sera, racconta Chris, dopo una conversazione con Gwyneth Paltrow decide di sedersi e provare a buttare giù qualcosa. Da tempo aveva in mente l’inno sacro My Song Is Love Unknown, scritto da Samuel Crossman, prete inglese del XVII secolo. Decide che è da lì che deve partire, con la sua chitarra. Ed in cinque minuti il brano è pronto e il disco completo.

E anche con il mondo di colori di A head full of Dreams, ispirato da una visita a casa di Frida Khalo, basta leggere i testi per accorgersi della dimensione notturna, ancora una volta presente.

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Photo: Chris Martin –  @MAM E

Published by Stefania Barbato

Deeply interested in creativity, communication and electro pop rock sounds.