Quando hygge e “trust” diventano le basi della felicità

Quando hygge e “trust” diventano le basi della felicità

La settimana scorsa, cercando refrigerio da questo caldo torrido in Svezia, ho finito di leggere un libro adatto al contesto nordico anche se ambientato in Danimarca. “The Year of Living Danishly” di Helen Russell è diventato in poco tempo un libro cult per inglesi, danesi, appassionati di hygge e non solo. Ma andiamo con ordine.

Metti caso che una coppia londinese decida di trasferirsi per un anno in Danimarca per assecondare il sogno di lui di lavorare nella dream Company di ogni bambino del mondo (aka LEGO). E metti anche caso che la sposina (leggi Helen Russell) sia una giornalista freelance di style che neanche sa esattamente cosa sia la Danimarca ma, terribilmente innamorata, asseconda questa decisione.

Inizia così l’esperimento sociale per capire come mai i danesi vincono ogni anno il titolo di popolo più felice del mondo. La Russell indaga, partendo dal classico hygge, per scoprire quali sono gli ingredienti di questa ricetta di successo. Attraverso la lettura del libro è bello scoprire un modello di Stato che, seppur con le sue stranezze e contraddizioni, funziona a meraviglia. Un posto dove le persone sono felici di pagare le tasse per contribuire al benessere sociale della collettività. E non solo perché, con molta probabilità, il tuo vicino di casa è anche un tuo lontano parente (parliamo pur sempre di una popolazione non molto numerosa)!

E come nelle più belle fiabe di Hans Christian Andersen la coppia scopre un mondo affascinante, in cui  si può lavorare a ritmi più distesi con soddisfazione e tempo libero per la famiglia, gli amici, le scampagnate all’aria aperta, le tradizioni natalizie e non solo. Complice il clima e la serenità danese, la Russell realizza nel posto in cui non voleva andare a vivere ben due sogni: scrivere un libro (non in danese però) e sfornare un bel bambino. Inaspettato dopo anni di tentativi nella Madrepatria.

Avrei voluto leggere questo libro prima di andare a Copenhagen, in modo da cogliere meglio alcune particolarità descritte ma gli insegnamenti vanno oltre la dimensione geografica. E quando si parla di felicità, ci sono degli aspetti che aiutano a costruirla. Dalla ricerca del bello nel design, al prendersi un momento di intimità con la famiglia, con la luce delle candele per parlare della giornata appena trascorsa. Oltre al fare attività fisica, avere rispetto delle diversità e creare un mondo di condivisione.

C’è però una costante nelle parole dei danesi intervistati per spiegare la loro attitudine alla felicità. Una dote indispensabile ma così difficile da avere: avere fiducia. L’avere fiducia in se stessi, nel prossimo, nello Stato è qualcosa che, secondo i Danesi, è indispensabile per vivere bene. Avere fiducia vuole dire risparmiarsi tanto stress inutile e comportarsi meglio perché ci si aspetta altrettanto dagli altri. E quando si ha fiducia si impara anche ad apprezzare la diversità.

Perceived tolerance is a great source of national pride. – Helen Russell

 

Published by Stefania Barbato

Deeply interested in creativity, communication and electro pop rock sounds.