Perché l’esordio solista di Harry Styles può convincere anche i rockettari

Perché l’esordio solista di Harry Styles può convincere anche i rockettari

Esordio Solista di Harry Styles
Esordio Solista di Harry Styles

Lo scorso weekend ho salutato Milano e sono scesa a Bari per qualche giorno, con la speranza di trovare un po’ di sole e ricaricare le batterie. Tra le novità musicali che mi ero ripromessa di ascoltare ho scelto l’esordio solista di Harry Styles e, lo dico subito, ne sono rimasta piacevolmente impressionata. Sì perché, premesso che questo ragazzo ha un timbro di voce spettacolare già di suo, la canzone “Signs of the Times” secondo me spicca in un momento in cui la musica pop rock sta veramente soffrendo. Una canzone semplice ma efficace, che rimane in testa. Che è quello che ci si aspetta in fondo da una bella canzone.

Il video è un po’ a metà tra Breathe di Midge Ure, Angels di Robbie Williams e una scena panoramica di foreste che sembra strappata a Twilight ma il mio invito è di andare oltre qualunque tipo di stereotipo da teenage icon  per godere di un album che si colloca, senza dubbio, tra le migliori uscite della stagione. Ma partiamo dall’inizio.

Ma chi  è Harry Styles?

Se andate da una ragazzina di tredici anni e le chiedete chi sia Harry Styles, la piccolina si agiterà. Sì perché questo ragazzo inglese è un po’ l’idolo del momento. Ma di un momento che dura parecchio. Il suo esordio è stato nel 2010 quando dopo qualche esperienza in band locali e un lavoro in una panetteria di Holmes Chapel, decide di partecipare a X Factor inglese. Dopo i provini viene subito inserito in un gruppo formato sul momento, da chi ha visto del potenziale nell’attingere alla cultura delle boyband e costituirne una ex novo, con cinque ragazzi neanche diciottenni: gli One Direction.

Ed è iniziata così l’avventura musicale che ha conquistato le classifiche di tutto il mondo: una scommessa vinta insomma. Harry Styles in particolare si è messo in evidenza rispetto ai suoi colleghi per una sicurezza vocale degna di nota e per il sapersi imporre come performer sul palco e non solo. Sicuramente l’aspetto fisico l’ha agevolato nel conquistare le ragazze, con una lunga lista di flirts e relazioni vere e presunte con popstars e modelle, ma anche nella sua carriera nel campo della moda. Viene scelto come modello dalle migliori marche di haute couture (Gucci, Burberry), tanto da essere eletto da molti come icona di stile.

Esordio solista di Harry Styles
Esordio solista di Harry Styles

Dopo una parentesi nel campo della recitazione, finalmente arriva il tanto atteso e vociferato esordio solista di Harry Styles, quello che molti si aspettavano già da anni. Ovviamente anche i suoi compagni di band hanno fatto altrettanto e c’è chi parla di competizione (NDR: Liam Payne si è avvalso anche dell’aiuto come songwriter di Ed Sheeran, già autore di svariati brani del gruppo).

Signs of the Times

 Il 7 aprile 2017 esce il singolo “Signs of the times” primo estratto dall’album omonimo. Harry decide, in un’epoca dove elettronica, pop e synth sono intrecciati in maniera indissolubile, di ridurre tutto all’osso, quasi come un ritorno alle origini della musica pop. Rilascia, pertanto, un singolo dai suoni essenziali in modo da dare ancora più risalto alla sua voce robusta e sempre più virtuosa, segnando un’evoluzione rispetto agli inizi con gli One Direction.

Si tratta di una ballata pop rock, principalmente incentrata su un semplice giro di accordi al piano, che mano a mano si arricchisce sempre più. Una melodia nostalgica per un testo difficile. Il cantante inglese ha commentato il brano dicendo: “Questa non è la prima volta che viviamo attraverso tempi difficili e non sarà l’ultima“. Il pezzo vuole lasciare con un segnale di speranza anche nei dolori più grandi.

Spesso accostato al sound di David Bowie e Lana Del Rey, il singolo dell’esordio solista di Harry Styles attualmente è decimo nella classifica Top Digital della FIMI ma l’album ha esordito con un secondo posto.

L’album “Harry Styles”

Rilasciato il 12 maggio 2017, l’omonimo album di debutto è composto da 10 brani, con testi e musiche di Harry Styles, Jeff Bhasker, Tyler Johnson, Ryan Nasci, Mitch Rowland e Alex Salibian. Quello che più mi ha colpito è la ricchezza di influenze diverse. Non è il tipico album pop, anzi. Ci sono sonorità rock, folk e indie fatte bene. Certo, quando hai una bella voce hai già un vantaggio sostanziale, che arricchisce qualunque tipo di brano, ma il bello di quest’album è proprio la varietà di contenuti. E di suoni. Ecco perché secondo me è un progetto che va oltre il pop e può mettere d’accordo anche i più rockettari. Ascoltare per credere.

Ho anche una preferita nell’album. “Sweet Creature” (secondo singolo estratto) mi ricorda tanto Blackbird dei Beatles, con una piacevole somiglianza che sfiora e riecheggia. Sempre bello sentire un po’ di buona musica inglese, che riprende quelle vecchie radici da cui tutto è partito. E con la conclusione, ancora una volta, che il semplice è bello.

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