Diversity & Inclusion tra Erlend Oye, Jean Jacques Rousseau e business

Diversity & Inclusion tra Erlend Oye, Jean Jacques Rousseau e business

Lo scorso 15 luglio sono andata al Castello Sforzesco per ascoltare il live di Erlend Oye con La Comitiva, un concerto alchemico e dinamico allo stesso tempo, con influenze a metà tra il pop europeo riecheggiante i Kings Of Convenience (band degli esordi di Erlend) e suoni tipici italiani. Cosa c’entra tutto questo con un post sulla diversity?
Molto spesso le ricerche e i magazine si focalizzano sul ruolo della diversity nell’ufficio, sul posto di lavoro e raccontano di come l’integrazione paghi. A volte perchè c’è una vera motivazione al cambiamento e altre volte per mostrare un open mind attitude e che si sta facendo la cosa giusta.

Ecco, senza pensare al solito gender gap o all’ancora spinosa questione LGBT, stavo pensando proprio a quanto fosse bella ed efficiente l’inclusion vedendo Erlend Oye sul palco con la sua “nuova” (per modo di dire) band. Non solo per la diversa fisicità tra un norvegese e dei ragazzi siciliani ma anche perché è una storia affascinante di come un musicista internazionale bravissimo abbia trovato la sua dimensione ottimale non nella classica Berlino o Londra ma nell’antica costa siracusana. Arrivando ad apprezzare la nostra tradizione musicale e a cantare nella nostra lingua (prima di lui, solo i Backstreet Boys. Scherzo). Backgorund diversi funzionano bene insieme.

Anche la musica è lavoro. Non solo per gli operatori musicali ma anche per i musicisti. Questo è bene ricordarlo sempre. E anche questa band siracusana che ha l’occasione di esibirsi con un grande artista è un bell’esempio di inclusion. Fatta col cuore e ricordandoci che l’inclusion prima che una strategia di business è un imperativo etico: e solo la contaminazione può portare qualcosa di nuovo.

Perché ci sta veramente a cuore la diversity?

Partiamo dall’inizio. Con diversity intendiamo quel set di best practices sociali e politiche volte a valorizzare la diversità all’interno dell’ambiente di lavoro (genere, orientamento sessuale, origini etniche, cultura, abilità fisiche, etc.). La spinta morale che è alla base di questo cambiamento culturale aziendale in realtà nasce anche da un forte bisogno di business: innovare. Solo attraverso l’integrazione con persone portatrici di nuovi punti di vista si può realmente fare innovazione. Scoprire nuovi bisogni e quindi nuovi prodotti e servizi per poter soddisfare. 

Ma nonostante lo schema win win per cui il lavoratore si sente finalmente a suo agio e l’azienda guadagna nel business, l’inclusion incontra ancora resistenze. E la vera lotta è proprio contro queste resistenze al cambiamento. Ma non parliamo più di business, ma di un mondo migliore.

Sustainable Development Goals

Volo pindarico. Quando si parla di disuguglianza, non si può non parlare di Jean Jacques Rousseau, con il suo celebre Discorso sull’ineguaglianza dove afferma che questa non abbia origine nello stato di natura ma che si sia generata nella formazione della società identificandosi come illegittima e dannosa per la moralità e il benessere dell’umanità. 

In fondo la questione degli SDGs (Indicatori per lo sviluppo sostenibile) non è che una razionalizzazione di quell’ideale rousseauiano di costruire uno stato civile giusto che emendi i danni morali e materiali in cui l’uomo si dibatte. Non è forse questo l’deale che ha mosso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a stabilire 17 aree di intervento per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare propsperità a tutti entro il 2030 (declinandosi poi in 169 sotto-obiettivi che fanno riferimento a diversi domini dello sviluppo relativi a tematiche ambientale, sociale, economico e istituzionale)?

Ed è questo l’ambito in cui troviamo ben tre voci dei 17 SDGs dedicate al raggiungimento dell’eguaglianza di genere e all’eliminazione delle diseguglianze sociali. 

Source: https://read.oecd-ilibrary.org/development/measuring-distance-to-the-sdg-targets-2019_a8caf3fa-en#page90
Source: https://read.oecd-ilibrary.org/development/measuring-distance-to-the-sdg-targets-2019_a8caf3fa-en#page90

Il Goal 5 sulla Gender Equality evidenzia come nonostante i progressi ottenuti nel mondo nella parità di genere e nell’empowerment, le donne e le ragazze continuino ad essere vittime di discriminazioni e violenza e parimenti occorre favorire la parità di diritti e di accesso alle risorse economiche, naturali e tecnologiche garantendo pari opportunità di leadership. 

Il Goal 8 sulla Promozione di una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti si va poi a combinare anche con il più generalista Goal 10 che riguarda l’adeguamento delle politiche e degli strumenti legislativi per ridurre, in ogni paese, le disparità basate sul reddito, o sul sesso, l’età, la disabilità, la razza, la classe, l’etnia, la religione, lo status economico o di altra natura. (Per approfondimenti clicca qui).

Il tutto ci riporta ad una logica non di mero business quindi ma di imperativo morale.

Cosa sta succedendo nel concreto nel nostro Paese? Una bellissima infografica del Sole 24 Ore ci racconta di come l’Italia abbia raggiunto solo 12 dei 105 target previsti dall’Agenda 2030. Ancora tante sfide ma con sempre più consapevolezza.

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