“Broken Music”: l’autobiografia di Sting racconta

“Broken Music”: l’autobiografia di Sting racconta

Sting in un momento del concerto

Sting in un momento del concerto

L’autobiografia di Sting è uno dei bei regali che mi porto a casa dal concerto di Sting alla Summer Arena di Assago del 29 luglio scorso. Una meravigliosa esibizione di una grande leggenda della musica pop rock. Innanzitutto Gordon Sumner è in gran forma, molto più di alcuni suoi colleghi young. Sul palco mostra tutto il suo carisma ridendosela, saltando come ai tempi dei Police e parlando esclusivamente in italiano. Del resto è nota a tutti la sua bellissima tenuta sulle colline toscane dove risiede per buona parte dell’anno.

Scatenato specialmente su Message in a bottle e Every little thing she does is magic e più raccolto in ballads come Fragile e Shape of my heart. A metà concerto ci alziamo dai posti in platea e accorriamo sotto al palco. Quindi tutto si fa molto più rock. Decisamente una piacevole serata. E fortuna ha voluto che nel merchandising ci fossero un paio di copie di Broken Music: autobiografia di Sting pubblicata nel 2004 e mai ristampata.

In più di un’intervista il songwriter inglese ha raccontato della sua difficile infanzia e adolescenza segnata da ristrettezze economiche e dalle continue turbolenze familiari dei genitori. Come risultato anche un periodo di grande creatività e di amore sfrenato per la musica. E dati i testi per nulla superficiali delle sue canzoni ho sempre sperato di riuscire a trovarne una copia della leggendaria “autobiografia di Sting” per leggere la sua “versione dei fatti”. La storia dietro all’uomo che si fa chiamare Sting da oltre 40 anni ormai. Nome affibbiatogli da un suo amico musicista perché indossava una maglia a strisce che lo faceva sembrare un’ape.

Autobiografia di Sting

Copertina dell’autobiografia di Sting

Dopo averla letta, ecco un elenco di 5 curiosità tratte direttamente dall’autobiografia di Sting.

  • Nonostante rientri nella rosa dei 20 migliori bassisti rock di tutti i tempi, il primo amore di Sting fu la chitarra classica ereditata da uno zio che stava per emigrare in Canada. Appena la scopre, con le sole 5 corde arrugginite, decide che quella sarà la sua compagna di giochi. Ha 7 anni e l’amore per il songwriting nasce subito con l’esercizio. Mentre il canto, così come il basso verranno un po’ dopo. Sembra che la scelta di passare alle quattro corde sia dettata dal voler giostrare da dietro le quinte l’architettura musicale delle canzoni.
  • Le vicende della famiglia d’origine hanno segnato irrimediabilmente la sua vita ma da queste ha tratto anche delle caratteristiche. Tutto quanto di buono c’era e l’energia per andare sempre avanti e non fermarsi mai.  La musica ha fatto da obiettivo ma anche da potente combustibile. Tra le caratteristiche ereditate,  dalla nonna ha appreso una morbosa passione per i libri. Il leggerli e collezionarli diventò per lui un’ossessione sin da piccolo. Pertanto in ogni momento libero ne approfittava per incastrare qualche pagina di lettura.
  • Il primo gruppo che lo fece innamorare della musica furono i Beatles, in cui si riconosceva dato che anche lui proveniva da una piccola cittadina inglese (Newcastle). Al contrario uno dei concerti che segnarono la sua adolescenza fu quello di Jimi Hendrix. Vi andò di nascosto dai genitori e lo racconta come un’esplosione di musica. Indescrivibile e sbalorditivo, tanto da non ricordarsi assolutamente nulla perché c’era solo da rimanere a bocca aperta ad ogni canzone.
  • Nonostante la sua grande inclinazione musicale ci mise un po’ a decidere di dedicarsi solo ed esclusivamente alla musica. Principalmente per le tipiche difficoltà economiche che accompagnano ogni musicista agli esordi. Così nel frattempo, per mantenersi, dopo vari lavoretti precari (tra cui quello da contabile statale) decide di iscriversi all’università e abilitarsi all’insegnamento. Per ben 2 anni alternerà frenetici concerti jazz rock la sera a lezioni a bambini in una scuola elementare cattolica la mattina. Ma tutto cambia quando decide di trasferirsi a Londra.
  •  L’autobiografia di Sting racconta la gavetta fino al successo dei Police. Fa luce su alcuni punti. Tipo il perché Gordon abbia deciso poi di dedicarsi alla sua carriera solista. Per capirlo basta ascoltare il raffinato jazz pop della sua band precedente: i Last Exit, fondati con Gerry Richardson. Molto diversi dai Police, progetto di Stewart Copeland. Il batterista virtuoso e potente voleva fare brani punk e aveva le giuste conoscenze del marketing per sfondare . Anche Sting in quegli anni, appassionato dal genere new wave, si sentì contagiato dal suo entusiasmo. Così come Andy Summers coi suoi magnifici riff.
Autobiografia di Sting

Un altro momento dal concerto di Sting

I Police erano quindi un esperimento, ben riuscito. Ma non lo specchio della musica che Sting sentiva di voler fare per sempre. Già nel 1985 esce il suo primo album solista The dream of the blue Turtles col singolo “If you love somebody set them free”.

Ovviamente nelle 323 pagine di libro di aneddoti ce ne sono molti di più, caratterizzati da descrizioni molto visive e accurate. E posso dire che l’autobiografia di Sting rappresenta uno dei romanzi più belli mai letti (mi ricorda un po’ il genere dei self made man tanto caro alla cultura britannica) ed è ancora più bello sapere che non è fiction ma pura realtà. Voglio concludere questo post con l’aforisma che più mi è piaciuto.

Migliorare come musicista è ancora oggi un’ambizione totalizzante per me: provare ogni giorno, affinare la lettura musicale, lasciarsi affascinare dallo sfuggente mistero della musica e inseguire questa ineffabile conoscenza fino all’ultimo respiro.

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Published by Stefania Barbato

Deeply interested in creativity, communication and electro pop rock sounds.